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Rapporto sulla povertà educativa in Lombardia: accesso digitale, edilizia scolastica e trasporti.

26 gennaio 2021 | Educazione e orientamento pov-ed
Categoria: educa in rete
Nell’emergenza Covid, che tra i paesi occidentali ha colpito per prima l’Italia e la Lombardia in particolare, sono emerse nuove sfide nel contrasto alla povertà educativa.
 Il nostro Consorzio è impegnato con il progetto Educa in Rete proprio per combattere questo fenomeno e permettere ai nostri ragazzi di poter crescere al meglio.
L’osservatorio sulla povertà educativa è promosso dall’impresa sociale Con i Bambini e Fondazione Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato nel 2016 dall’alleanza tra Stato, Fondazioni di origine bancaria e Terzo settore per contrastare il fenomeno in Italia.
Gli obiettivi dell’Osservatorio #conibambini sono creare una banca dati pubblica che consenta l’analisi dei fenomeni su scala comunale o sub-comunale e promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, aiutando il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti. È stata analizzata la situazione della Lombardia.

DATI E MAPPE – Tutti i contenuti e le elaborazioni del report si trovano all’indirizzo conibambini.openpolis.it. Dal sito è possibile scaricare grafici e glossari, nonché visualizzare le mappe della povertà educativa in Lombardia con la ricerca dei dati comune per comune. Sono navigabili le mappe sulla variazione percentuale dei minori, sulla diffusione della banda larga ultraveloce presso le famiglie, sulla percentuale di edifici scolastici statali raggiungibili con mezzi pubblici e sulla presenza di edifici scolastici vetusti. Su conibambini.org inoltre è possibile ricercare e scaricare i singoli report per aree tematiche e territori.

MINORI IN LOMBARDIA – La Lombardia, con oltre 1,6 milioni di minori, è la regione italiana con il maggior numero di residenti con meno di 18 anni. Quanto impatta il fenomeno della povertà educativa in questa regione? Per un territorio con 10 milioni di abitanti, 1.506 comuni, 23.864 kmq, la risposta non può che passare da un approfondimento in chiave locale. Nessuna media regionale potrà mai restituire divari e disuguaglianze interne a una regione così vasta. Per questa ragione, con l’approccio fondativo dell’osservatorio povertà educativa, nel report abbiamo monitorato, attraverso dati comunali e sub-comunali, alcuni aspetti che ci aiutano a comprendere meglio la condizione dei minori in Lombardia. Anche in relazione alle nuove esigenze poste dall’emergenza Covid, che ha fatto emergere nuove sfide nel contrasto della povertà educativa, oltre a ribadire l’importanza di quelle già esistenti.
Il primo aspetto analizzato è la variazione di bambini e ragazzi nell’ultimo decennio. Un periodo storico che, complice la bassa natalità, ha visto un calo generalizzato dei minori in Italia (-3,19% tra 2012 e 2019), a fronte di una sostanziale stabilità in Lombardia, una delle poche regioni a non registrare variazioni negative. Dal 2012 al 2019 il numero dei residenti tra 0 e 17 anni in Lombardia è aumentato del +0,86%. La regione è al terzo posto nel paese per aumento di minori, superata solo da Emilia Romagna (+2,13%) e Lazio (+3,8%). Tutte le regioni, fatta eccezione per la Toscana (+0,32%) registrano variazione negative, a conferma che l’Italia ha il tasso di natalità più basso a livello europeo, un dato fondamentale per determinare le prospettive sociali ed economiche future del paese. Il dato di stabilità cela però profonde differenze interne: se nella città metropolitana di Milano si rileva un aumento superiore al 6%, che arriva quasi al 14% nel capoluogo, in 7 province si è registrato un calo della popolazione minorile. Milano è seguita a distanza da Monza e Brianza (+1,09%): tutte le altre registrano variazioni inferiori alla media regionale (+0,86%). In particolare a Lecco (-4,35%) e Sondrio (-5,93%) il calo dei minori è stato più ampio di quello rilevato a livello nazionale (-3,2%).
 
LE CONNESSIONI ULTRAVELOCI – In secondo luogo è stata mappata la diffusione delle connessioni ultraveloci, con dati precedenti all’attuale crisi Covid, in modo da osservare l’estensione della rete prima che arrivasse l’emergenza. L’obiettivo è comprendere le differenze tra i territori lombardi rispetto alla sfida della gigabit society, promossa a livello Ue. Nell’estensione della banda larga ultraveloce su rete fissa (con velocità teorica superiore a 100 Mbps) incide la conformazione territoriale della Lombardia (circa il 10% dei minori residenti nella regione vive in comuni classificati da Istat come montagna interna).
Quanto a situazione delle reti, la Lombardia ha dati in linea con la media nazionale. Le differenze all’interno della regione sono tuttavia di rilievo, considerato soprattutto che esiste un notevole gap tra area montana e metropolitana, che diventa sempre più marcato man mano che si passa a tecnologie più potenti. Così per la banda larga ultraveloce (con velocità teorica superiore a 100 Mbps) nell’area metropolitana di Milano c’è una copertura superiore al 60 % mentre nella provincia di Sondrio la copertura è del 14%. In termini di copertura della rete fissa di banda larga ultraveloce la città metropolitana di Milano è il territorio con più famiglie potenzialmente raggiunte dalla regione. Un dato coerente con la vocazione metropolitana del capoluogo lombardo, ma che anche in questo caso mostra delle differenze interne se si confronta la città principale col suo hinterland. Rispetto alla provincia di Sondrio, Milano mostra una diffusione molto più capillare tra i diversi comuni dell’area metropolitana. Quasi 9 su 10 hanno almeno una parte di famiglie potenzialmente raggiunte dalla rete fissa a oltre 100 Mbps, una quota che varia molto comunque tra il centro e le periferie.

LA PRESENZA DI EDIFICI SCOLASTICI VETUSTI – L’emergenza sanitaria ha limitato la frequenza delle lezioni scolastiche in presenza. Ciò non toglie che la scuola rimanga il luogo dove normalmente bambini e ragazzi passano molta parte del proprio tempo fuori casa. Ma come viene valutato il livello di sicurezza degli edifici? Sul totale delle strutture statali della Lombardia, il 20,43 % è considerato vetusto (con più di 50 anni, da definizione del Miur), un dato che supera la media nazionale (17,83%). Anche in questo caso con forti differenze interne: nelle province di Cremona, Pavia e Mantova oltre il 30% delle scuole sono classificate come vetuste. Seguono i territori di Lodi e Como con 20,43%. Chiude la graduatoria la provincia di Monza Brianza (13,8%).

 LA RAGGIUNGIBILITA’ DELLE SCUOLE LOMBARDE – L’89,2% degli edifici scolastici statali in Lombardia è raggiungibile con almeno un mezzo alternativo all’automobile, attraverso mezzi di trasporto pubblico (di tipo urbano, interurbano o ferroviario) o con lo scuolabus. Un dato superiore alla media nazionale (86%). Analizzando i singoli territori, insieme alla provincia di Pavia la città metropolitana di Milano è l’unica a non superare la media nazionale. Sono 6 su 12 le province lombarde con più del 90% di scuole raggiungibili col trasporto pubblico (Bergamo ha il record con 97,7%).
 
Per ulteriori approfondimenti, a questo link trovate la presentazione del rapporto di Openpolis e Con i Bambini https://www.conibambini.org/.../rapporto-sulla-poverta.../
 
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